Davide nasce nella Repubblica Dominicana.
Con una testa “un po’ piccola”. E una serie di sintomi che nessuno sa spiegare.
Da quel momento, per me e mia moglie Francesca, inizia un Odissea senza respiro.
Cliniche improvvisate.
Infezioni contratte in ospedale.
Corse in ambulanza.
Consolati che ci rimpallano.
Burocrazie che soffocano.
Istituzioni che chiudono gli occhi.
Poi una speranza: un ospedale dall’altra parte del mondo.
La possibilità – costosissima – di salvarlo.
E una catena di solidarietà che si accende quando tutto sembra perduto.
Rientrati in Italia, inizia un’altra battaglia.
Crisi epilettiche che arrivano senza preavviso.
Diagnosi che non esistono.
Terapie da reinventare ogni mese.
Lotte quotidiane per ottenere ciò che spetta di diritto.
Una vita scandita dalla paura, dall’amore e da una forza che neppure noi sapevamo di avere.
Davide non parlava.
Non camminava.
Non vedeva bene.
Ma rideva.
Ascoltava.
Capiva.
Amava la scuola.
I compagni.
La normalità che riusciva a costruirsi nonostante tutto.
Per undici anni ha combattuto senza mai arrendersi.
E la sua famiglia con lui.
Questa non è solo la storia di una condizione rara.
È la testimonianza cruda e luminosa di cosa significhi essere genitori dentro l’impossibile.
È l’urlo silenzioso di chi non si è mai arreso. Anche quando la vita ha colpito più forte del consentito.
È un libro vero. Necessario.